Oscar, il gatto custode

Oggi vi raccontiamo una storia molto strana. È ancora più strana perché è una storia vera. È stranissima anche l’ambientazione, Providence, Rhode Island, luogo di nascita di uno degli scrittori più insoliti, H.P. Lovecraft, sognatore e amante dei gatti, da lui chiamati “signori dei tetti” e “cugini della Sfinge”.
Guarda caso, il protagonista della nostra storia è proprio un gatto, “ma non un gatto qualunque”, per usare le sue parole, o meglio le parole che Chiara Segré usa per lui.

0120_Oscar_cover_ITAOscar vive in un ospedale per lungodegenti, è stato adottato dalla struttura e quindi gira indisturbato per i corridoi. Non è un gatto coccolone, se ne sta per i fatti suoi, tranne che in alcune rare occasioni.
Infatti Oscar ha un dono, che lo ha reso talmente famoso da meritare articoli sui giornali, varie fan page su Facebook e aver ispirato autori famosi, tra cui Stephen King: Oscar percepisce con un certo anticipo quando un paziente del suo ospedale sta per morire. Allora gli sale sul letto, gli si acciambella contro e lo accompagna facendo le fusa fino alla fine del trapasso. Il personale dell’ospedale è al corrente di questa sua capacità, ancora non spiegata dalla scienza, e quando lo vede accoccolato su un letto, sa di dover avvisare i parenti del paziente.

Quando abbiamo raccontato questa storia a qualche conoscente, la reazione è sempre stata la stessa: un misto di fascinazione, ma soprattutto imbarazzo e forse un po’ di orrore, mal celato con battutine del tipo: “Ma nessuno lo ha ancora cacciato via questo gatto?”

Quando poi abbiamo detto che questa storia ce l’ha raccontata Chiara Segré e che vi ha creato il testo per un albo illustrato che avremmo pubblicato, la reazione è diventata: “Ma è un libro per adulti o per bambini?”

Premesso che ormai sappiamo che non esiste argomento “difficile” per il tocco lirico di Chiara Segré, abbiamo capito di aver affrontato, senza saperlo, il tabù dei tabù del mercato editoriale italiano per bambini: la morte. Come spiega Maurizio Quarello in questa lezione di Laboratori dal Basso, in Italia c’è molta libertà espressiva, ma si fa fatica a parlare della morte, argomento che però interessa moltissimo i bambini, anche se non hanno vissuto il lutto in famiglia, anche se il pesciolino nell’acquario gode di ottima salute. C’è per tutti il momento drammatico in cui si prende coscienza della propria finitezza. E agli adulti arrivano le domande, naturalmente a bruciapelo, naturalmente nel momento meno opportuno, naturalmente senza una risposta convincente pronta, perché si vorrebbe proteggere i bambini da quei dubbi esistenziali che ci accompagnano per tutta la vita.

In “Oscar il gatto custode”, poeticamente illustrato “ad altezza di gatto” da Paolo Domeniconi, la morte non ha le sembianze del Triste Mietitore, ma assume le fattezze della persona che si è amata di più nella vita. Chiara Segré presenta la fine della vita senza dare risposte, ma creando spunti per parlarne senza angoscia né paura. Non ricorre alla religione, non parla di un aldilà, ma nemmeno lo esclude, semplicemente rappresenta la morte come la quadratura del cerchio. Non la fine, ma il giusto finale.

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