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The casual vacancy: prima recensione

Avendo dedicato un sottobrand con ben tre saggi su Harry Potter (Potterologia, Lucchetti babbani e medaglioni magici, La metafisica di Harry Potter), stiamo quindi continuando a seguire l’opera di JKR, anche adesso che ha abbandonato la letteratura per ragazzi a cui ha dato così tanto. Abbiamo quindi chiesto ad alcuni saggisti di Potterologia di esprimersi su The Casual Vacancy. Questa è la recensione di Valentina Oppezzo, autrice del saggio I 7 volti di Voldemort al cinema per Potterologia e di Harry Potter al cinema (ed. Le mani).
E voi avete letto The Casual Vacancy? Che ne pensate?

Dopo aver letto l’ultima fatica letteraria di J.K.Rowling, il primo pensiero che mi balena nella mente è che The Casual Vacancy sta alla Rowling come Equus sta a Daniel Radcliffe. Mi spiego.

Nel 2007, Daniel Radcliffe impersona il ruolo di Alan Strang nella piece teatrale Equus. Il personaggio di Alan è controverso: psicologicamente instabile, sessualmente attratto dai cavalli, incline a denudarsi (secondo copione) di fronte all’intero pubblico del Gielgud Theatre di Londra (e io c’ero). L’intento di Radcliffe, quando scelse di impersonare questo ruolo, è evidente: quello di “sdoganarsi” da Harry Potter e di evitare il rischio di rimanere per sempre “appiccicato” all’immagine del bravo ragazzo e dell’eroe.
Con The Casual Vacancy, J.K. Rowling sembra voler percorrere la stessa strada di Radcliffe, e provare al mondo che non ha bisogno di Mr Potter per essere una talentuosa e venduta scrittrice. Sembra allora aver creato un romanzo che ribalta e porta agli estremi ogni qualità e caratteristica che hanno condotto Harry Potter al successo.
Se da un lato la saga del giovane mago era la quintessenza dell’immaginazione e del fantastico, il nuovo romanzo invece è crudo, realistico, non dà spazio a voli di fantasia. Se la sua saga era, fin dal titolo, dedicata a un personaggio centrale e protagonista, TCV invece è un romanzo corale, in cui una miriade di personaggi cercano di rubarsi la scena (sono così tanti che, all’inizio, si fa fatica a ricordarsi chi è chi e chi fa cosa). Se in Harry Potter i giovani adolescenti erano casti e puri al punto da arrossire se si scambiavano un bacino, nel nuovo romanzo l’elemento sessuale è presente con un’insistenza che a tratti è piuttosto gratuita. Un esempio: nell’introdurre una persona di robusta costituzione (il personaggio di Howard), la Rowling la descrive dicendo: “[..] most people thought instantly of his penis when they first clapped eyes on him, wondering when he had last seen it, how he washed it, how he managed to perform any of the acts for which a penis is designed”. Ora, davvero, dubito che questa sia la prima cosa che passi per la mente in questa situazione… Che la Rowling abbia cercato di cavalcare l’onda dell’attuale successo di 50 sfumature di grigio e derivati? Comunque, il gioco a trovare gli opposti può proseguire ancora. Ma il punto è: se mi è chiaro perché un giovane attore come Radcliffe voglia avere una carriera dopo Harry Potter, non capisco invece, a libro finito, le motivazioni dietro la scrittura e la pubblicazione di The Casual Vacancy. Perché, dopo aver trovato in Harry Potter la formula vincente, che ha fatto vendere più di 400 milioni di copie, si sceglie di scrivere un libro che nega, uno per uno, tutti gli ingredienti della formula? Perché scriverlo? Non credo per i soldi, né per la fama. Perché prendere le distanze, come scrittrice, dalla propria stessa, perfetta e fantastica, creazione? Perché pubblicarlo? Perché leggerlo? L’unica domanda a cui so rispondere è l’ultima: io l’ho fatto perché l’autrice era la stessa della saga fantasy più increbile e favolosa che abbia mai letto. Purtroppo, però, questo è il motivo peggiore per acquistare The Casual Vacancy dal momento che, se ti è piaciuto Harry Potter, le chance di non apprezzare questo nuovo romanzo sono decisamente molto elevate.
Un po’ di trama allora. In una piccola cittadina inglese, abitata da personaggi altrettanto “piccoli” in quanto a statura morale , Barry Fairbrother, membro dell’amministrazione locale della città, muore improvvisamente per un aneurisma (per qualche capitolo, il lettore può coltivare la segreta speranza che si tratti invece di omicidio, ma no, non è quel tipo di libro). La sua posizione, allora, rimane vacante, e la sua dipartita, nonché la disputa per chi deve prendere il suo posto, creano una sorta di reazione a catena, in cui sono coinvolti molti abitanti della città’, fino a portare al tragico finale (no, non è spoiler, si sapeva già. J.K. Rowling ha dichiarato che “she would not want to talk to anyone who did not cry at the end of this book”. Ops, J.K., mi sa che devi cancellarmi dall’agenda dei tuoi contatti allora..).
Nel romanzo vengono affrontati i temi più seri, che attraversano le vite dei vari personaggi della storia. Dal razzismo, alla droga, alla pedofilia, al disagio delle periferie, alla violenza domestica, al perbenismo delle classi borghesi, alle problematiche matrimoniali, alla corruzione dei politici ecc. ecc. Da questo punto di vista, tanto di cappello a J.K. Rowling, che si confronta con tematiche non facili, e non lo fa con leggerezza (ma con un po’ di sana ironia, quello sì). Nel descrivere un mondo crudemente realistico in cui tutti i sogni e le speranze muoiono uno dopo l’altro (rappresentate, simbolicamente, dalla morte di Barry, unico personaggio davvero positivo del romanzo), l’autrice sicuramente riesce con successo a trasmettere una forte sensazione di disagio e insofferenza nel lettore. Sia chiaro, The Casual Vacancy, di per sé, non è, diciamo così, illeggibile. La struttura narrativa è intessante: le azioni dei numerosi personaggi, inizialmente descritti in quanto individui separati, pian piano si rivelano come interconesse in una ragnatela di relazioni, in cui ogni piccola mossa ha conseguenze, positive o negative, ma spesso inaspettate. Purtroppo, per iniziare a apprezzare questa complessa struttura, bisogna riuscire a superare il tedio e la noia delle prime pagine del romanzo, in cui la Rowling non riesce a gestire con efficacia il peso di giostrare tutti questi personaggi. Leggendo recensioni online, c’è chi consiglia di stringere i denti e superare le prime 80 pagine, chi le prime 100, io, purtroppo, direi che le prime 200 sono state faticose alla lettura, e 200, mi si consenta, sono tante.
Tornando ai pregi della struttura, l’idea alla base è altrettanto accattivante: prendi un personaggio positivo, simbolo di una possibile rinascita personale e superamento di eterne rivalità tra classi sociali, e fallo morire alla fine del primo capitolo, con numerose questioni lasciate in sospeso. Me la vedo la Rowling che inventa per Barry, con precisione meticolosa, tutte le vicende della sua esistenza, e poi invece inizia il romanzo a poche ore dalla sua morte (il primo capitolo, certamente, è brilliant: si inizia a leggere con l’impressione che Barry sia il protagonista e poi zac, muore sotto ai nostri occhi dopo poche pagine). Purtroppo, allo stesso tempo, la sensazione di trovarsi di fronte ad un esercizio stilistico, assegnato agli studenti in una classe di scrittura, è alta. Certo, se a svolgerlo è J.K. Rowling, i risultati sono ammirevoli, ma di nuovo, allora, è viva la sensazione di star leggendo un testo scritto per provare al mondo le proprie abilità di scrittura, per un bel voto in pagella…
Insomma, non mi sento di sconsigliare totalmente la lettura di The Casual Vacancy, ma consiglio di iniziare a leggerlo “preparati”. Preparati a superare il paradosso che non vada letto perché si spera in una esperienza magica e fantasiosa à la Harry Potter, ma allo stesso tempo, se si decide di proseguire nella lettura e superare lo scoglio di pagine e pagine poco accattivanti, è solo perché l’autrice è J.K. Rowling, la stessa che ci ha fatto sognare e vivere una seconda, magnifica vita con Harry Potter. E a questo punto, mi auguro che la Rowling decida di nuovo di intrattenerci con le storie di maghi, e lasci raccontare le vicende dei Babbani a chi non deve dimostrare al mondo di esserne capace.

Anticipazione dei fanta-saggi di Camelozampa su Fantasy Magazine

Ringraziamo la redazione di Fantasy Magazine che per questo esauriente articolo che anticipa le prossime uscite dei nostri saggi sul fantastico! Ve lo riportiamo integralmente, l’originale è qui.

Il 2012 fanta-saggistico di Camelozampa

Ben quattro saggi a tema fantastico per la piccola casa editrice padovana.

Camelozampa editore, la piccola ma agguerritissima realtà editoriale in provincia di Padova annuncia un 2012 tutto all’insegna della saggistica fantastica. Un genere che in Italia, rispetto ai Paesi anglosassoni dove vanta ormai antica tradizione, è ancora poco diffuso.

I saggi

Aprirà la stagione, verso maggio-giugno, la ristampa aggiornata diLucchetti babbani e Medaglioni magici, il saggio sulla traduzione dei romanzi di Harry Potter firmato dalla traduttrice Ilaria Katerinov e  pubblicato per la prima volta nel 2007. L’ampliamento riguarderà anzitutto l’esame dell’ultimo volume, Harry Potter e i Doni della Morte, che all’epoca della prima pubblicazione non era ancora uscito in lingua italiana. Viene così colmato uno iato di cui gli studiosi potteriani (il volume è servito a molti allievi per redigere le proprie tesi di laurea linguistica) avvertivano il bisogno.

Ma verranno esaminate anche le trasposizioni da libro a film e le nuove traduzioni effettuate da Salani, a partire dallo scorso anno, relative alla Pietra Filosofale e La Camera dei Segreti.

Curiosità, paradossi, errori e imprecisioni, soluzioni azzeccate e invenzioni geniali saranno passate in meticolosa rassegna per svelare tutta la dimensione che si cela dietro a una trasposizione linguistica.

A settembre-ottobre si prosegue,sempre in tema potteriano, col nuovo lavoro di Marina Lenti, questa volta dedicato al materiale soprannaturale della saga di J.K. Rowling e intitolato  La Metafisica di Harry Potter. Si tratta di un’opera, costata quattro anni di lavoro, che intende dimostrare come, a quattordici anni dalla  prima comparsa di Harry Potter sul mercato editoriale  e dopo oltre una trentina fra saggi e guide pubblicati in Italia, sia ancora possibile dire qualcosa di nuovo su questo universo fantastico così variegato. I ricchi temi metafisici profusi nei romanzi vengono qui esaminati  in connessione con le loro matrici storiche, alchemiche, antropologiche, folkloristiche, mitologiche, e magiche.

A ottobre-novembre sarà invece la volta del  saggio Tradurre Tolkien,

dedicato alla trasposizione italiana del Signore degli Anelli, sempre a firma di Ilaria Katerinov. Il capolavoro tolkieniano è stato tradotto nella nostra lingua tre volte: alla versione della quindicenne Vittoria Alliata di Villafranca si sono succedute le revisioni curate da Quirino Principe e, in tempi più recenti, dalla Società Tolkieniana Italiana. Cos’è cambiato da un’edizione all’altra, quali errori sono rimasti e quali sono stati corretti, fino a che punto sono state rispettate le indicazioni di Tolkien, e l’intreccio di stili con cui le influenze anglosassoni e norrene si riflettono nelle voci dei diversi personaggi sono i temi principali che verranno sviscerati nell’opera.

Infine, verso dicembre, sarà pubblicato  un saggio della psicologa Rita Riccidedicato all’evoluzione della figura sociale del vampiro. Si tratta di un excursus condotto attraverso letteratura e cinema, da cui prende avvio lo spunto per un’analisi psicologica e delle simbologie. Si parte da Nosferatu, mostro emblema del capitalismo succhiasangue nei confronti del proletariato, passando attraverso il Dracula di Bram Stocker (e il film di Coppola), dove il vampiro diventa antieroe romantico, bello, maledetto, trasgressivo e senza

rimorsi, fino ad arrivare ai vampiri integrati e vegetariani di Twilight.

Ilaria Katerinov

Redattrice e consulente freelance, traduttrice di narrativa e saggistica dall’Inglese, con master in editoria libraria presso la Scuola superiore di studi umanistici di Bologna, è  autrice di ‘Lucchetti babbani e medaglioni magici’ (Camelopardus, 2007), saggio sulle traduzioni italiane di Harry Potter.

Dal 2004 scrive di cinema fantasy (e di Harry Potter) sul portale BadTaste.it. Gestisce inoltre, per la Eagle Pictures, il blog ufficiale italiano della saga di’ Twilight’, ‘La gazzetta di Forks’.

Nel 2011 ha pubblicato  ‘Doni o reliquie? Appunti sulla traduzione di Harry Potter 7′ all’interno dell’antologia Potterologia — dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling, i cui proventi sono devoluti a favore dell’onlus Theodora che si occupa di formare i clown per le corsie pediatriche (www.theodora.it)

Marina Lenti

Firma storica di FantasyMagazine, nel 2006 ha pubblicato il saggio ‘L’Incantesimo Harry Potter’(Delos Books), vincitore del Premio Italia 2007 e ristampato in edizione aggiornata lo stesso anno; nel 2007 ha pubblicato inoltre il manuale ‘Harry Potter a test’ (Alpha Test), tradotto in Francia nel 2009 in edizione aggiornata, col titolo di ‘Le Monde de Harry P.’,  per l’editore Belin. Nello stesso anno ha collaborato alla redazione della versione italiana di ‘Lexicon — Guida non autorizzata ai romanzi e al mondo di Harry Potter’ (Piemme).

Nel 2011 a cui ha pubblicato il saggio breve ‘La Fonte della Buona Sorte: una metafora alchemica sul senso della vita’ all’interno dell’antologia Potterologia — dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling, i cui proventi sono devoluti a favore dell’onlus Theodora che si occupa di formare i clown per le corsie pediatriche (www.theodora.it)

Nello stesso anno ha pubblicato il racconto ‘Coraggiosa’  nell’antologia  ‘Code di Stampa’ (Edizioni La Gru), i cui proventi sono devoluti all’associazione animalista Save The Dogs and The Other Animals (www.savethedogs.eu).

Rita Ricci

Psicologa e psicoterapeuta, amante da sempre della letteratura fantasy e del fantastico, nella vita babbana si occupa di lifelong learning presso l’Università Popolare.

In collaborazione, è autrice di alcuni saggi tra cui ‘Immagini della famiglia’ (Primerano, 1992), ‘Piccolo dizionario della comunicazione interpersonale’ (EdUP, 1999) e ‘I giovaniadulti’ (Edizioni MAGI, 1999).

Ha pubblicato nel 2002 ‘Harry Potter, l’avventura di crescere’, la cui seconda edizione aggiornata nel 2005 è stata adottata come testo d’esame per la cattedra di letteratura per l’infanzia nel corso di laurea in Scienze dell’educazione presso l’Università per gli Studi di Salerno.

Nel 2011 ha pubblicato  ‘Luci dall’ombra: tracce archetipiche in Harry Potter’ all’interno dell’antologia Potterologia — dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling, i cui proventi sono devoluti a favore dell’onlus Theodora che si occupa di formare i clown per le corsie pediatriche (www.theodora.it)

L’editore

La casa editrice Camelozampa nasce formalmente nell’aprile 2011, dopo un periodo di scambi e collaborazione effettivi tra due case editrici, vicine sia geograficamente sia negli intenti: Camelopardus e Zampanera.

Zampanera Editore nasce nel 2007, specializzandosi in albi illustrati per bambini dai 4 anni e libri di narrativa per ragazzi dai 7 agli 11 anni.

Camelopardus nasce nel 2006, inizialmente con l’unico intento di vedere pubblicato in Italia il romanzo Lo Zebra di Alexandre Jardin, un romanzo di cui le due fondatrici della casa editrice si erano letteralmente innamorate. Successivamente sono state aperte le collane Sconfini, dedicata alla narrativa d’autore,  I Draghi, dedicata al Fantasy in ogni sua accezionee  I Trapezisti, pensata per gli autori più giovani, che devono lanciarsi nel vuoto ed essere disposti a compiere anche qualche salto mortale.